01/10/2017
Eradicare il lavoro forzato: la sfida dell'OIL in Birmania
Tesi di Laurea in Politics of contemporary Asia

Alma Mater Studiorum – Università di Bologna Scuola di Scienze Politiche

Corso di laurea magistrale in Relazioni Internazionali

Tesi di Laurea in
Politics of contemporary Asia

TITOLO
Eradicare il lavoro forzato:

la sfida dell'OIL in Birmania

CANDIDATO Nicola Puccinelli

RELATORE Antonio Fiori

Sessione III
Anno Accademico 2014/2015

L'obiettivo di questo elaborato è esaminare in dettaglio i motivi e le implicazioni che hanno portato uno dei più oppressivi e chiusi regimi militari al mondo a permettere ad un soggetto giuridico come l'Organizzazione Internazionale del Lavoro di operare nel Paese per eradicare la pratica del lavoro forzato.

Gli sforzi dell'OIL, in questo senso, rappresentano un raro esempio di successo che ha portato ad oggi il Myanmar ad essere considerato un Paese ad alto potenziale di crescita. Per arrivare a questo punto, tuttavia, si sono rese necessarie grandi abilità di negoziazione ed una elaborata strategia di pressione per mettere la giunta militare in condizione di fare dei passi in avanti in merito. La trama della vicenda è un'alternanza continua di cooperazione e rottura, farcita in molti punti da minacce e ritorsioni in grado di erodere definitivamente la credibilità di uno dei due attori in gioco.

Per l'OIL, il caso del Myanmar è uno dei più interessanti e inusuali nei suoi quasi cent'anni di attività. Ci sono sostanzialmente tre caratteristiche che rendono la situazione in Myanmar così particolare: in primis, la lunga durata del caso. L'OIL ha espresso le sue preoccupazioni riguardo alla pratica del lavoro forzato nel Paese già nel 1964, richiedendo dei cambiamenti nella legislazione nazionale vigente in materia. Cambiamenti avvenuti soltanto sessant'anni dopo.

In secondo luogo, la gravità delle accuse. Ci sono migliaia di pagine e documenti che dimostrano quanto la pratica del lavoro forzato nel Paese abbia assunto negli anni una diffusione e una sistematicità preoccupante.

Il terzo e ultimo motivo risiede nella constatazione che questa orribile pratica viene imposta dallo Stato, peculiarità che amplifica notevolmente la gravità del fenomeno. 

Questo caso rappresenta quindi una prova unica della capacità dell'OIL di imporre il rispetto di convenzioni e raccomandazioni da lei adottate. Allo stesso tempo, l'organizzazione ha perseguito notevoli sforzi diplomatici per coinvolgere il regime e cercare di indurre un cambiamento nel suo comportamento. L'obiettivo è stato infine raggiunto attraverso una combinazione giudiziosa di pressione e implacabile coinvolgimento. Fornendo un dettagliato resoconto di questi sforzi, questo elaborato mostra come l'organizzazione è riuscita a combinare i due approcci in modo da rafforzarsi a vicenda.

Prima di giungere al caso vero e proprio, tema d'analisi del terzo capitolo, ho tuttavia reputato opportuno cominciare con la trattazione del contesto storico- culturale birmano, requisito fondamentale per la comprensione dell'elaborato nel suo complesso.

Nel primo capitolo tratto quindi l'evoluzione politica del Myanmar, dalla quale è possibile rintracciare le cause dello sfruttamento del lavoro forzato nel Paese. Nel secondo capitolo affronto il funzionamento dell'OIL e le sue implicazioni nel panorama globale. Parlo dell'evoluzione dell'organizzazione nel corso degli anni, in particolar modo dall'avvento della globalizzazione e delle multinazionali, due sfide enormi sia per la sua credibilità che per l'efficacia nell'opera di tutela del diritto internazionale del lavoro.