Storia della Birmania - tratta da Wikipedia

La Storia della Birmania, lunga e travagliata, non riguarda solo la regione che porta oggi il nome di Birmania (o Myanmar) ma anche i territori limitrofi di Cina, India e Thailandia, in un intreccio di vicissitudini belliche e non, attraverso i secoli e le civiltà che vi hanno dimorato o lasciato le tracce del loro passaggio.

Indice


1. Civiltà Mon, Thai e Shan

Per quanto vi fossero insediamenti umani nella regione birmana già 11.000 anni fa, la prima civiltà riconoscibile fu quella dei Mon. Tale popolo iniziò la sua migrazione in quest'area probabilmente nel 3000 a.C., fondando il primo regno Suwarnabhumi (pronuncia: Suvanna Bhoum) attorno al porto di Thaton nel III secolo a.C. circa. Gran parte delle testimonianze scritte della cultura Mon sono state distrutte nel corso delle numerose guerre; le tradizioni orali indicano che essi già nel III secolo a.C. erano entrati in contatto con il Buddismo attraverso i commerci marittimi, anche se la conferma definitiva ebbe luogo nel II secolo a.C., con l'arrivo dei primi monaci inviati dal re indiano Asoka.[1] I Mon mescolarono la propria cultura con quella indiana per dare origine a un "ibrido" delle due civiltà, arrivando a dominare l'intero territorio della Birmania meridionale alla metà del IX secolo. Nello stesso periodo, la Birmania settentrionale era costituita da un gruppo di città-stato Shan e Thai unite in una coalizione libera nella quale il "re" di ciascuna città cambiava le proprie alleanze secondo convenienza. Nel corso della storia, quindi, gran parte dei territori settentrionali Shan si trovarono compresi nei regni Thai di Nan Chao (oggi Yunnan e Shaanxi in Cina), SipSong, Lanna (Chiang Mai in Thailandia, allora Siam), Ayuttaya (l'antica capitale del Siam) o addirittura affiliati con il Laos.

Le principali città-stato Pyu

Le principali città-stato Pyu


2. Civiltà Pyu

Per approfondire, vedi la voce Pyu.

Il popolo Pyu arrivò in Birmania nel I secolo a.C. stabilendo una serie di città-stato a Binnaka, Mongamo, Sri Ksetra, Peikthanomyo e Halingyi.

Monete Pyu

Monete Pyu

Durante questo periodo, la Birmania si trovava su una rotta commerciale terrestre che univa la Cina all'India. Le fonti cinesi sostengono che i Pyu avessero il controllo di 18 regni, descrivendoli come un popolo mite e pacifico. La guerra era pressoché sconosciuta e le dispute spesso si risolvevano attraverso duelli fra campioni o gare di costruzione. Essi vestivano con indumenti di seta vegetale in quanto il baco da seta era per loro sacro. I crimini erano puniti con frustate e non esistevano prigioni, sebbene per crimini gravi fosse possibile arrivare alla pena di morte. I Pyu praticavano il buddismo Theravada; tutti i bambini erano educati come novizi nei templi, dai sette fino ai venti anni di età. [2]

Le città-stato Pyu non costituirono mai un Regno unitario ma le più potenti assunsero spesso un ruolo dominante, esigendo tributi dalle più deboli. La città di gran lunga più potente era Sri Ksetra, che dalle testimonianze archeologiche è attestata come la più grande mai costruita in Birmania. L'esatta data di fondazione non è nota, ma si ritiene che sia precedente a un cambio di dinastia avvenuto nel 94 d.C. di cui esiste menzione nelle cronache Pyu. Sri Ksetra fu apparentemente abbandonata nel 656 a favore di un luogo più a nord, del quale non è noto il sito esatto, che alcuni storici identificano con Halingyi. Ovunque la nuova città si trovasse, sappiamo che è stata saccheggiata dal regno di Nanzhao nella metà del IX secolo, alla fine del periodo di predominio Pyu.[2]


3. Regno di Pagan

I templi della capitale del regno, Pagan

I templi della capitale del regno, Pagan

Un'altra popolazione, i Bamar, intraprese anch'essa la colonizzazione dell'area settentrionale del paese. Nell'849 questa etnia aveva stabilito un potente regno il cui centro politico-culturale era la città di Pagan (oggi Bagan) che riempiva il vuoto lasciato dalla caduta dei Pyu. Questo stato crebbe in un relativo isolamento fino al regno di Anawrahta (1044-1077), che realizzò con successo l'unificazione della Birmania con la sconfitta della città Mon di Thaton nel 1057. Il rafforzamento della potenza Bamar fu compiuto dai suoi successori Kyanzittha (1084-1112) e Alaungsithu (1112-1167), tanto che alla metà del XII secolo la maggior parte del sud-est asiatico continentale si trovava sotto controllo birmano (Regno di Pagan) oppure cambogiano (Impero Khmer).[3] Il regno di Pagan iniziò il suo declino con la concentrazione di parti rilevanti del territorio e delle risorse nelle mani della potente classe di monaci Sangha e con l'avvento della minaccia mongola proveniente dal nord. L'ultimo vero sovrano di Pagan, Narathihapate (1254-1287), fiducioso nella sua capacità di resistere ai mongoli, si spinse nello Yunnan nel 1277 per aprire una guerra contro essi. Venne però aspramente sconfitto nella battaglia di Ngasaunggyan e la resistenza di Pagan collassò. Narathihapate fu assassinato da suo figlio nel 1287, accelerando l'invasione mongola con la battaglia di Pagan; i Tartari trainati dal successo conquistarono gran parte dell'impero, compresa la capitale, e la dinastia ebbe fine nel 1289 quando in Birmania venne instaurato un governo fantoccio.[4]


4. Regni Ava e Pegu

Per approfondire, vedi le voci Ava (Birmania) e Pegu.
La pagoda di Pegu

La pagoda di Pegu

Dopo il collasso dell'autorità dei Pagan, la Birmania era divisa. Una dinastia birmana di Ava (1364-1527) si stabili nella città omonima (oggi Innwa) nel 1364. La cultura di Pagan ebbe un nuovo risveglio e iniziò un'epoca d'oro per la letteratura birmana. Il regno era però privo di confini facili da difendere, il che ne consentì la conquista ad opera degli Shan nel 1527. [5]

Più a sud, nella Birmania meridionale, una dinastia Mon si stabilì in un primo tempo a Martaban e poi a Pegu. Durante il regno di Rajadhirat (13831421), Ava e Pegu si trovarono impegnate in continue guerre. Successivamente, il regno pacifico della regina Baña Thau (in birmano: Shin Saw Bu; 1453-1472) ebbe fine quando essa scelse come suo successore il monaco buddista Dhammazedi (1472-1492). Sotto il dominio di quest'ultimo, Pegu divenne un centro di commerci e importante città del Buddhismo.[6]

Il Regno di Ava era coinvolto in una continua guerra contro i signorotti Thai (Shan) che controllavano il territorio a Nord, alla frontiera con lo Yunnan. Vi furono numerose incursioni Thai su Ava cui il governo reagì inviando truppe a nord per attaccare roccaforti Thai quali Mong Mao. La dinastia Ming che regnava in Cina dal tardo XIV secolo tentò più volte, ma senza successo, di mettere fine a questi conflitti attraverso i consueti metodi diplomatici cinesi. Ava venne coinvolta a tratti anche nel conflitto fra Ming e Thai nello Yunnan, ad esempio nelle campagne di Luchuan-Pingmian (1436-1449).[5]


5. Dinastie di Toungoo 

Il Re Mingyinyo fondò la prima dinastia di Toungoo (1486-1599) a sud di Ava, verso la fine della precedente dinastia. Dopo la conquista della città da parte degli invasori Shan, molti birmani migrarono a questo nuovo sito che divenne un importante centro governativo. [7]

Il figlio di Mingyinyo, Tabinshwehti (1531-1550) unificò gran parte della Birmania. A quei tempi, la situazione geopolitica del Sud-est asiatico cambiò drasticamente. Gli Shan guadagnarono potere in un nuovo regno a nord, Ayutthaya (Siam), mentre i portoghesi arrivarono dal sud e conquistarono la Malacca. Con l'arrivo dei commercianti europei, la Birmania divenne nuovamente un importante centro di scambi, e quindi Tabinshwehti spostò la sua capitale a Pegu a causa della sua posizione strategica per i commerci. Egli avviò quindi le campagne per conquistare Prome, poi si diresse verso l'Arakan, Ayutthaya e Ava, che non furono però conquistate.

Quando Bayinnaung (1551-1581), suo cognato, gli successe al trono lanciò una campagna di conquiste per invadere parecchi stati vicini, inculse Manipur (1560) e Ayutthaya (1569). Le sue guerre portarono al limite dell'esaurimento le risorse della Birmania e comunque, sia Manipur che Ayutthaya si resero in seguito nuovamente indipendenti.

Di fronte alle rivolte di parecchie città e alle nuove incursioni da parte dei portoghesi, i governanti di Toungoo si ritirarono dalla Birmania meridionale e fondarono una seconda dinastia ad Ava, la Seconda dinastia di Toungoo (1597-1752). Il nipote di Bayinnaung, Anaukpetlun, riunì un'altra volta la Birmania nel 1613 e sconfisse definitivamente i portoghesi impedendo loro di sottomettere il paese. Il suo successore Thalun ristabilì il codice legislativo del regno di Pagan, però concentrò le sue forze sui valori religiosi e prestò minor attenzione alla parte meridionale del suo regno. Incoraggiata dai francesi in India, Pegu finalmente si ribellò contro Ava, fino ad indebolire lo stato che crollò definitivamente nel 1752.


6. Konbaung

Per approfondire, vedi la voce Dinastia Konbaung.

Non passò molto tempo perché una nuova dinastia, quella di Konbaung, prendesse il controllo della Birmania e la portasse di nuovo allo splendore. Un popolare capo locale chiamato Alaungpaya portò le forze di Pegu nella Birmania settentrionale (1753), compreso il regno di Manipur e per il 1759 riprese la città, sottomettendo completamente i Mon e la parte sud della nazione. Stabilì la sua capitale per breve tempo a Dagon, rinominata Rangoon (letteralmente Fine del Conflitto). Nel 1760, per poco tempo occupò il Tenasserim. Marciò anche in direzione di Ayutthaya, ma si ammalò seriamente e fu costretto a ritirarsi senza poter portare a termine l'invasione. Morì durante il viaggio di ritorno. Il suo secondo figlio Hsinbyushin (1763-1776) ritornò da Ayutthaya (Siam) nel 1766 e la conquistò prima della fine dell'anno successivo. [8]

Anche la Cina iniziò a temere l'espansione della potenza birmana nell'est e mandò un esercito in Birmania, ma Hsinbyushin respinse con successo quattro invasioni cinesi dal 1766 al 1769 schierando l'esercito lungo il confine. Un altro figlio di Alaungpaya, Bodawpaya (1781-1819), perse il controllo di Ayutthaya, però conquistò Arakan (1784) e Tenasserim (1793). Nel gennaio del 1824, durante il regno del re Bagyidaw (1819-1837), un generale birmano, Maha Bandula gli riuscì a riconquistare l'Assam portando la Birmania a scontrarsi con gli interessi inglesi in India.


7. Periodo Coloniale

L'espansione della Birmania ebbe delle conseguenze lungo le sue frontiere. Mentre esse si avvicinavano sempre di più all'India britannica, ci furono tensioni ed entrambi disposero gli eserciti lungo i propri confini. In risposta alle continue espansioni e alle conseguenti preoccupazioni, gli inglesi attaccarono lo stato Konbaung alleati con i Siamesi, rivali dei birmani, nel 1824. La prima guerra anglo-birmana (1824-1826) finì con la vittoria dei britannici e con il trattato di Yandaboo e la Birmania perse tutti i territori conquistati anni prima quali l'Arakan, l'Assam e il Manipur.

Le mura di Mandalay

Le mura di Mandalay

Gli inglesi presero possesso del Tenasserim con l'intenzione di trattare in futuro sia con la Birmania che con il Siam. Trascorso un po' di tempo, i britannici durante un'era di grande espansione territoriale in India, iniziarono a desiderare le risorse ed il principale porto della Birmania.

L'Indocina nel 1886, appena prima della caduta della Birmania

L'Indocina nel 1886, appena prima della caduta della Birmania

Nel 1852, il Comandante Lambert fu mandato in Birmania dal governatore Dalhousie per risolvere i problemi, di piccola entità, riguardanti il trattato. I Birmani fecero subito concessioni inclusa l'eliminazione di un governatore che gli inglesi avevano usato come casus belli. Lambert infine provocò un confronto navale, con metodi molto discutibili, che portò alla Seconda guerra anglo-birmana nel 1852 e che finì con l'annessione da parte degli inglesi della Provincia di Pegu, denominata Bassa Birmania. La guerra provocò una rivoluzione nella casa reale ed il re Pagan Min (1846-1852) fu sostituito da suo fratello, Mindon Min (1853-1878). Re Mindon tentò di modernizzare lo stato e l'economia Birmana per poter resistere alle usurpazioni degli inglesi e stabilì la sua capitale a Mandalay, che procedé a fortificare. Questo non fu sufficiente a fermare i britannici che accusavano il figlio di Mindon, Thibaw (re 1878-1885) di essere un tiranno, di volersi alleare con i francesi, di non avere il controllo del proprio stato, di permettere disordini lungo le frontiere e di voler rinnegare il trattato che suo padre, Mindon Min, aveva firmato con gli inglesi. L'impero britannico dichiarò guerra alla Birmania nel 1885, conquistando ciò che rimaneva dello stato nella Terza guerra anglo-birmana la quale finì nel 1886 e segnò la totale sottomissione del paese. [9]

I britannici fecero nel 1886 della Birmania una provincia dell'India con capitale Rangoon. La società cambiò drasticamente, alterata dalla fine della monarchia e dalla separazione fra stato e religione. Sebbene la guerra fosse ufficialmente finita dopo solo dopo un paio di settimane, fino al 1890 le resistenze nel nord della Birmania continuarono, con l'estremo ricorso di una distruzione dei villaggi e l'ordine agli ufficiali di compiere attività di guerriglia. Anche la natura economica della società cambiò radicalmente. Dopo l'apertura del Canale di Suez la domanda di riso birmano crebbe e vaste estensioni di terra furono dedicati alla coltivazione. Comunque, l'ordine di preparare nuova terra per la coltivazione fu forzato per prestare soldi ai banchieri Indiani chiamati chettiar ad alti interessi e furono spesso impediti e puniti con sfratti o sottrazioni di terra e bestiame. Gran parte dei lavori erano legati con gli Indiani, e tutti i villaggi divennero fuori legge se si univano nel "dacoity" (dall'inglese, Brigantaggio, tipico dell'India), organizzazione criminale armata. Mentre l'economia birmana stava crescendo, tutta la potenza e la ricchezza rimase nelle mani di parecchie aziende inglesi e ad alcuni migranti dall'India. Il servizio civile era in gran parte diretto dagli invasori, e i Birmani erano esclusi quasi completamente dal servizio militare. Sebbene lo stato prosperò, la popolazione venne a mancare della sua ricompensa.

Per la fine del secolo, un movimento nazionalista iniziò a prendere forma nell'Associazione dei giovani uomini Buddisti (YMBA), ispirata alla YMCA, come le associazioni religiose erano permesse dalle autorità coloniali. Esse furono sostituite dal Concilio Generale delle Associazioni Birmane (GBCA).[10] Verso il 1920 la Birmania ottenne larghe autonomie dall'India, da cui si distaccherà definitivamente nel 1937. Gli sforzi furono intrapresi con l'incremento della rappresentazione dei Birmani nel servizio civile. Alcune persone iniziarono a pensare che il cambiamento non era abbastanza evidente e le riforme sociali non ancora abbastanza ampie.

La cattedrale di S. Maria a Rangoon, che è sede dell'Arcidiocesi di Yangon, è una costruzione in stile coloniale

La cattedrale di S. Maria a Rangoon, che è sede dell'Arcidiocesi di Yangon, è una costruzione in stile coloniale [11]

Nel 1920 i primi studenti universitari entrarono nella storia protestando contro il nuovo atto universitario che gli studenti credevano che promuovesse l'élite e il duraturo governo coloniale. Le Scuole nazionali si sollevarono in proteste in tutta la Birmania contro il sistema educativo inglese e la rivolta fu commemorata come giorno nazionale.[10] Ci furono ulteriori sollevazioni contro le alte tasse e proteste nei tardi anni venti guidate da monaci buddisti (hpongyi), importanti attivisti politici, tali U Ottama e U Seinda. Nell'Arakan, Essi guidarono ulteriori ribellioni armate contro i britannici. U Wisara fu il primo martire del movimento a morire dopo un colpo di proiettile in prigione (una delle maggiori strade di Rangoon fu chiamata proprio U Wisara)[10]. Nel dicembre del 1930, una protesta locale comandata da Saya San a Tharrawaddy e causata dalle tasse, crebbe rapidamente prima in un'insurrezione regionale e successivamente nazionale contro il governo. A distanza di due anni la ribellione di Galon, chiamata dopo come il mitico uccello Garuda - nemico del Nagas, i britannici, sostenuta da numerosi ribelli, richiese migliaia di truppe inglesi a sopprimere attraverso la scusa di ulteriori riforme politiche. Il finale processo di Saya San, che fu condannato, permise a parecchi capi nazionali, inclusi Ba Maw e U Saw, che parteciparono nel suo processo in sua difesa, di acquisire una certa importanza.

Gli anni trenta videro la fondazione della Dobama Asiayone (Associazione di noi Birmani) i cui membri chiamavano loro stessi Thakin (un nome ironico, Thankin infatti significa "padrone" nella lingua birmana in contrapposizione alla volontà dei coloni inglesi, pertanto volevano dimostrare che loro erano i veri padroni della terra). La seconda rivolta studentesca scoppiò nel 1936 e fu causata dall'espulsione di Aung San e Ko Nu, capi dell'Unione Studentesca dell'Università di Rangoon (RUSU), per il loro rifiuto di rivelare il nome dell'autore che scrisse nel giornale universitario un articolo diffamatorio. Fu anche fondata l'Unione di tutti gli Studenti della Birmania (ABSU)[10]. Aung San e Ko Nu successivamente parteciparono al movimento Thakin per partecipare alla vita politica dello stato. I britannici separarono India e Birmania nel 1937 e assegnarono alla colonia una nuova costituzione convocando un'assemblea eletta a suffragio universale, ma questo provocò nei birmani un sentimento di indipendenza ed alcuni abitanti giudicarono l'esclusione da qualsiasi decisione legislativa indiana un passo positivo. Ba Maw prese la carica di primo ministro di Birmania, ma fu costretto a dimettersi in favore di U Saw nel 1939, che fu primo ministro dal 1940 fino a quando fu arrestato dagli inglesi nel 19 gennaio 1942 per il suo legame con i giapponesi.

Un'ondata di proteste e sollevazioni che partirono dagli uliveti della Birmania centrale nel 1938 divenne un'insurrezione generale con tutte le sue conseguenze. A Rangoon gli studenti dimostranti, dopo aver con successo "assediato" il segretariato, la sede del governo coloniale, furono costretti a porre fine alle insurrezioni dai poliziotti inglesi, che uccisero uno studente universitario chiamato Aung Kyaw. A Mandalay, la polizia aprì il fuoco su una folla di protestanti, guidati dai monaci buddisti, e uccisero 17 persone . Il movimento fu conosciuto come Htang toun ya byei ayeidawbin (la rivoluzione del 1300 chiamata come l'anno del calendario birmano) e il 20 dicembre è il giorno di commemorazione della morte di Aung Kyaw. [10]

7.1 Seconda guerra mondiale e Giappone

Alcuni nazionalisti birmani videro lo scoppio della Seconda guerra mondiale come un'opportunità di estorcere concessioni dai britannici in cambio del supporto in guerra. Altri, come il movimento Thakin, si opposero alla partecipazione del paese nella guerra sotto qualunque circostanza. Aung San con altri Tankin fondò il Partito Comunista della Birmania (CPB) nell'agosto 1939. Aung San fu anche i co-fondatore del Partito Rivoluzionario del Popolo (PRP), rinominato Partito Socialista dopo la Seconda guerra mondiale. Diede anche un contributo fondamentale nella fondazione del Bama htwet yat gaing (Blocco liberale) con l'alleanza del Dobama (ABSU) formato da monaci politicamente attivi e dal partito degli umoni poveri. Dopo che l'alleanza del Dobama chiamò per una rivolta nazionale, molti componenti furono arrestati e Aung San scappò in Cina. Le intenzioni di Aung San erano di avere contatti con i Comunisti cinesi ma fu trovato dalle autorità Giapponesi con cui offrì il suo supporto per formare una segreta organizzazione di spionaggio (chiamata Minami Kikan) ma in cambio far bloccare la Strada per la Birmania e supportare un'insurrezione nazionale. Aung San brevemente ritornò in Birmania per arruolare i ventinove uomini che andarono in Giappone con lui con l'ordine di ricevere truppe militari sull'isola di Hainan, Cina, ed essi furono chiamati "I Trenta Commilitoni"[12]. Quando i giapponesi occuparono Bangkok nel dicembre 1941, Aung San annunciò la formazione dell'Esercito per l'Indipendenza della Birmania (Burma Independence Army o BIA) in anticipazione dell'invasione Giapponese in Birmania nel 1942.[10]

L'Espansione Giapponese, La Birmania è il territorio più occidentale in viola

L'Espansione Giapponese, La Birmania è il territorio più occidentale in viola

Il BIA formò un governo provvisorio in alcune aree dello stato nella primavera del 1942, tuttavia ci furono differenze fra le sue intenzioni e quelle del governo Giapponese sul futuro della Birmania. Mentre il colonnello Suzuki incoraggiò i Trenta Commilitoni a formare un governo provvisorio, i maggiori capi dell'esercito giapponese non accettarono mai un tale piano. Alla fine l'esercito Giapponese si accordò con Ba Maw per formare un governo. Durante la guerra, nel 1942, il BIA era cresciuto un una maniera incontrollabile e anche criminali parteciparono. Era riconosciuto come Esercito di difesa della Birmania (BDA) sotto i Giapponesi ma ancora sotto il controllo di Aung San. Mentre il BIA era una forza irregolare, il BDA era aiutato e rifornito di armi dai militari Giapponesi. Quando poi i giapponesi occuparono la Birmania, nel 1943 il BDA fu rinominato Esercito Nazionale della Birmania (BNA), in quanto era in teoria "Indipendente". [10]

Presto divenne evidente che le promesse di indipendenza giapponesi erano assolutamente false e che Ba Maw era un governante corrotto. Mentre la guerra cambiò a sfavore dei Giapponesi, essi dichiararono la Birmania uno stato completamente sovrano nell'agosto 1943, ma questo fu un altro imbroglio. Disilluso, Aung San iniziò trattative che portarono alla formazione dell'Organizzazione Anti-Fascista (AFO) nell'agosto 1944 ad un segreto incontro con CPB, PRP e BNA a Pegu. L'AFO fu poi rinominata Lega Libera delle Persone Anti-Fasciste (AFPFL)[10]. Alcuni Thankin assieme ai Socialisti si allearono con i britannici, i Sovietci e gli altri alleati per combattere il Giappone, mettendosi in contatto con il governo coloniale, ormai esiliato a Simla, India.

Ci furono informali contatti tra l'AFO e gli Alleati nel 1944 e nel 1945 attraverso l'organizzazione britannica Forza 136. Nel 27 marzo 1945 l'Esercito Nazionale della Birmania si ribellò in un'insurrezione per tutto lo stato contro i Giapponesi. Il 27 marzo si celebra come il giorno della resistenza fino a quando fu rinominato "Giorno dei Tatmadaw (Forze armate)". Aung San ed altri successivamente iniziarono i negoziati con il conte Mountbatten e ufficialmente si unì con gli Alleati con le Forze Patriottiche Birmane (PBF). Al primo incontro, l'AFO si rappresentò agli inglesi come il governo provvisorio della Birmania con Thakin Soe come presidente e Aung San come membro del comitato governante. I Giapponesi furono cacciati dalla Birmania per il maggio 1945. In negoziati poi iniziarono con gli inglesi con il disarmo dell'AFO e la partecipazione delle sue truppe in un esercito post-Guerra della Birmania. Alcuni veterani si organizzarono in una forza paramilitare sotto Aung San chiamata Pyithu yèbaw tat o Organizzazione delle persone volontarie (PVO) e furono organizzate delle esercitazione. L'assorbimento del PBF fu concluso con successo alla Conferenza di Kandy a Ceylon nel settembre del 1945.[10]

7.2. Dalla resa Giapponese all'assassinio di Aung San

La capitolazione dei giapponesi portò ad un'amministrazione militare in Birmania e le richieste per l'eliminazione di Aung San per le sue operazioni miliari nel 1942. Mountbatten realizzò che questo era pressoché impossibile considerando che Aung San era davvero popolare. Dopo che la guerra finì, il governatore britannico, Reginald Dorman-Smith ritornò. Il governo ristorato stabilì un programma politico che consentiva nella ricostruzione del paese e ritardò la discussione dell'indipendenza. L'AFPFL si oppose al governo che dominava con un'instabilità politica nel paese. Ci fu una spaccatura all'interno dell'AFPFL fra i comunisti e Aung San assieme ai socialisti non prevista, che portò Than Tun, ex thakin, a ritirarsi dalla posizione di Segratario generale nel luglio 1946 e dell'espulsione del CPB dal AFPFL nel seguente ottobre. Dorman-Smith fu rimpiazzato da Hubert Rance come nuovo governatore e quasi immediatamente dopo la sua nomina la polizia di Rangoon entrò in sciopero. Lo sciopero, cominciato nel settembre 1946, poi si estese dalla polizia ai dipendenti del governo e divenne in poco tempo in uno sciopero generale. Rance calmò la situazione incintrandosi con Aung San e convincendolo a partecipare al Concilio Esecutivo del Governo con alcuni membri dell'AFPFL. Il nuovo concilio esecutivo, che adesso aveva maggiore credibilità nello stato, iniziò i negoziati per l'indipendenza della Birmania, che furono conclusi con successo il 27 gennaio 1947. L'accordo lasciò parti le comuniste e conservatrici dell'AFPFL insoddisfatte, comunque, con i comunisti guidati da Thakin Soe clandestini e i conservatori come opposizione. Aung San ebbe successo in un'intesa con le minoranze etniche per una Birmania unita alla Conferenza di Panglong nel 12 febbraio, giorno celebrato come Giorno dell'Unione. Poco tempo dopo, scoppiò una ribellione nell'Arakan guidata dal monaco U Seinda, e cominciò ad estendersi nelle altre divisioni. La popolarità dell'AFPFL, ora dominata da Aung San e dai socialisti, fu infine confermata quando vinse nell'aprile 1947 le elezioni dell'assemblea costituente. [10]

Dopo un importante evento, che sbalordì la nazione, accadde il 19 luglio 1947. U Saw, Primo ministro della Birmania prima della Guerra, organizzò l'assassinio di Aung San e parecchi membri del suo partito incluso il più vecchio fratello Ba Win, il padre dell'attuale Lega Nazionale per la Democrazia in esilio, quando si incontrarono al segretariato. Il 19 luglio è stato commemorato come il "giorno dei Martiri".[12] Thakin Nu, il capo socialista, fu ora chiamato a formare un nuovo partito e fu lui a presiedere l'indipendenza dell'Unione di Birmania il 4 gennaio 1948. Il sentimeno popolare di dividersi dagli inglesi fu talmente forte che per quel momento la Birmania non optò di entrare nel Commonwealth delle Nazioni a differenza dell'India e del Pakistan.[10]


8. Indipendenza e democrazia

La bandiera della Birmania fino al 1974.

La bandiera della Birmania fino al 1974
.

I primi anni dell'indipendenza birmana furono caratterizzati da una successione di insurrezioni da parte dei comunisti della Bandiera Rossa guidati da Thakin Soe, da quelli della Bandiera Bianca di Thakin Than Tun e i Yèbaw Hpyu di Bo La Yaung, un membro dei trenta Commilitoni. Le remote aree della Birmania settentrionale furono per anni controllate da un esercito del Kuomintang (KMT) dopo la vittoria in Cina dei comunisti di Mao Tse Tung nel 1949.
La Birmania accettò l'assistenza straniera nella ricostruzione del paese in questi anni iniziali, però continuò il supporto americano per l'Esercito nazionalista cinese e per la sua presenza in Birmania e alla fine lo stato iniziò a rifiutare gli aiuti, e anche non accettare di far parte della SEATO e supportare la Conferenza di Badaung del 1955[10]. La Birmania generalmente lottò per essere imparziale negli affari internazionali e fu una dei primi stati del mondo a riconoscere Israele e la Repubblica Popolare Cinese.

Per il 1958 il paese si era in gran parte ripreso economicamente, ma stava iniziando a cadere politicamente a causa di una divisione nel AFPFL in due fazioni, una guidata da Nu e Tin Thakin, l'altra da Ba Swe e Kyaw Nyein. E malgrado questo, l'inaspettato successo degli "Armamenti per la democrazia" di U Nu portò Shan, Mon, Pa-O, Arakanesi a posare le armi. La situazione divenne instabile nel parlamento con la continua opposizione fra U Nu e il Fronte Nazionale Unito (NUF), creduti vicini ai comunisti. L'esercito, guidato da Ne Win, si accordò con U Nu e alla fine molti membri del NUF, compreso Aung Than (fratello di Aung San), vennero arrestati o deportati in isole del mare delle Andamane. Alcuni quotidiani, creduti vicini ai comunisti, chiusero. [10]

Il governo provvisorio di Ne Win ristabilì la situazione con successo e aprì la strada per le nuove elezioni del 1960 in cui il partito di U Nu ritornò con una larga maggioranza. La situazione non rimase stabile per lungo tempo, quando il movimento federale Shan, avviato da Sao Shwe Thaik (il primo presidente della Birmania indipendente 1948-1952) che sperava in uno stato meno centralizzato, fu visto come un movimento separatista che insisteva sul governo per applicare il diritto di secessione presente nella costituzione del 1947. Ne Win ebbe anche successo nel convincere i Sawbas (feudatari Shan) nel 1959 attraverso pensioni lussuose. Egli organizzò un colpo di stato il 2 marzo 1962, arrestò U Nu, Sao Shwe Thaik e molti altri fondando uno stato socialista guidato da un 'Concilio rivoluzionario' di generali dell'esercito.[10]


9. Dittatura di Ne Win

Appena dopo che Ne Win si impossessò il potere, avvenne una pacifica rivolta nell'Università di Rangoon soppressa attraverso l'uccisione oltre 100 studenti il 7 giugno 1962. Il giorno dopo, l'esercito fece saltare in aria la sede dell'unione degli studenti. Nel 1963 si organizzò un incontro fra Pacifisti e gruppi insorgenti per discuterne, ma non si ottenne alcun passo in avanti e allo stesso tempo del suo fallimento, a Rangoon furono arrestati centinaia di politici, sia di destra che di sinistra. Tutte le forme di opposizione furono bandite il 28 marzo 1964. Ne Win dovette affrontare una ribellione dei Kachin guidata dal Kachin Independence Organisation o KIO (organizzazione per l'indipendenza dei kachin) cominciata nel 1961 di conseguenza alla dichiarazione di U Nu del Buddismo come religione di stato e un'altra dell'esercito dello Stato Shan (SSA) guidato dalla moglie di Sao Shwe Thaik, Mahadevi, e dal figlio Chao Tzabg Yaunghwe, che lanciarono una rivolta nel 1964, di conseguenza al colpo di stato nel 1962.

Ne Win prese velocemente l'iniziativa di trasformare lo stato Socialista e di chiudere ogni contatto dal resto del mondo. Fu stabilito un sistema monopartitico con solo il BSPP (Partito del programma socialista in Birmania) ad avere il potere. Commercio e industria furono nazionalizzate in tutto il paese, ma l'economia non crebbe subito a causa del governo che concentrò le attività economiche sull'industria pesante, a danno dell'agricoltura. Nell'aprile 1972, il generale Ne Win e il resto del Concilio rivoluzionario si ritirarono dall'esercito, ma il dittatore, ora conosciuto come U Ne Win, continuò a governare il paese attraverso il BSPP. Fu promulgata una nuova costituzione nel gennaio 1974 con cui nacque l'assemblea della gente (Pyithu Hluttaw) che aveva i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario, e furono creati i locali concili della gente.

Cominciata nel maggio 1974, un'ondata di proteste colpì Rangoon e altrove nello stato contro l'ambiente di corruzione, inflazione e mancanza di cibo, specialmente riso. Lì molti operai furono arrestati e le truppe aprirono il fuoco anche sui lavoratori del porto. Nel dicembre 1974, le più grandi proteste anti-governo dittatoriale, scoppiarono proprio in occasione del funerale di U Thant, segretario generale dell'ONU. U Thant fu l'ultimo primo ministro del governo di U Nu, simbolo dell'opposizione al regime militare. I birmani capirono che a U Thant fu negato un funerale di stato, che meritava, a causa della sua importanza internazionale e della sua collaborazione con U [13]

U Nu, dopo il suo rilascio dalla prigione nell'ottobre 1966, lasciò la Birmania nell'aprile 1969 e formò il Partito Parlamentare Democratico (PDP) l'agosto seguente a Bangkok, Thailandia assieme ad alcuni ex-trenta commilitoni. Il PDP lanciò una ribellione armata lungo il confine thailandese dal 1972 al 1978. U Nu e altri tre compagni tornarono a Rangoon dopo l'amnistia del 1980. Ne Win tentò anche di stringere pace con il KIO, ma non concluse niente.

9.1. Crisi e Rivolta 8888 [modifica]

Per approfondire, vedi la voce Rivolta 8888.

Negli anni ottanta, l'economia cominciò a crescere dato che il governo moderò le 'restrizioni' sugli aiuti stranieri, ma verso la fine del decennio la diminuzione dei prezzi e il deficit pubblico portarono ad una crisi economica. Questa portò a riforme economiche nel 1987-1988, che ridusse i controlli socialisti e incoraggiò gli investimenti stranieri. Ciò non fu abbastanza, comunque, per fermare la crescita dei tumulti nel paese, dovuti alla 'demonetizzazione' del kyat, che finì a rovinare i risparmi di gran parte dei birmani. Così lo stato entrò fra i paesi del Quarto mondo secondo le stime ONU e in questo modo si evidenziò il fallimento economico delle politiche socialiste che impoverirono la gente. Ne Win, che si era ritirato dalla carica di presidente nel 1981, ma rimase a capo del BSPP fino al suo inaspettato annuncio delle dimissioni dalle sue cariche il 23 luglio 1988.

Provocate da una brutale repressione di studenti da parte della polizia fra marzo e giugno del 1988 che causò solo la morte di più di cento civili, proteste e dimostrazioni si estesero per tutto il paese dall'8 agosto. I militari risposero aprendo il fuoco sulla folla, alleandosi con i comunisti. Violenza e caos regnavano e l'amministrazione civile cessò di esistere, e nel settembre dell'anno era nel pieno della rivoluzione. Le forze armate sotto il comando del generale Saw Maung organizzò il 18 settembre un colpo di stato per ristabilire l'ordine. Durante la rivolta 8888, come dopo fu chiamata, migliaia di persone furono uccise. La costituzione del 1974 fu rimpiazzata in favore di una legge marziale sotto Concilio dello Stato per il ristabilimento dell'ordine e della legge (SLORC) con Saw Maung come presidente e primo ministro.

Ad una speciale conferenza stampa il 5 agosto 1989, il generale Khin Nyunt, il segretario dello SLORC, affermò che i comunisti, attraverso la loro organizzazione segreta, erano riusciti a domare la rivolta. Nonostante ciò ci furono nuovamente scontri fra il BSPP e i ribelli delle minoranze etniche che si organizzarono in veri e propri eserciti (KIO per i Jingpo (Kachin), SSA per gli Shan) e alla fine i socialisti persero il loro potere, dapprima dalla Birmania centrale fino a ritirarsi per andare in esilio attraverso il confine con la Cina.


10. Seconda era militare

Il governo militare cambiò il nome del paese da Birmania a Myanmar nel 1989. Continuò anche con le riforme economiche cominciate con il vecchio regime e chiamò un'Assemblea costituente per revisionare la costituzione del 1974. Questo portò alle elezioni del maggio 1990, in cui la Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) vinse nettamente contro il Partito di unità nazionale (NUP, il successore del BSPP) e un'altra dozzina di partiti più piccoli. I militari, comunque, non avrebbero lasciato i democratici governare, e continuarono a tenere i due capi del NLD, Aung San Suu Kyi (figlia di Aung San) e U Tin U, sotto gli arresti domiciliari in cui erano dall'anno precedente. La Birmania cominciò ad essere sotto la pressione internazionale e fu anche colpita da sanzioni economiche, particolarmente dopo l'assegnazione ad Aung San Suu Kyi del Premio Nobel per la pace. Saw Maung fu rimpiazzato da Than Shwe nel 1992 come presidente dello SLORC.

Than Shwe rilasciò U Nu dalla prigione e moderò alcune regole sull'arresto di Aung San Suu Kyi, alla fine liberandola nel 1995, ma proibendole di lasciare Rangoon. Egli lasciò anche riunire l'assemblea costituente nel gennaio 1993, ma chiese che essa lasciasse comunque un importante ruolo politico ai militari in futuro. La Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) alla fine lasciò l'assemblea, che fu sciolta definitivamente nel marzo 1996, senza fare una costituzione.

Durante gli anni novanta, il regime militare dovette anche affrontare le insurrezione delle minoranze etniche lungo i confini. Il generale Khin Nyunt riuscì a negoziare con molti gruppi etnici, tra cui Kokang, Va, ma anche Kachin (Jingpo), tuttavia con i Karen la diplomazia non fu necessaria. I militari alla fine catturarono la base Karen a Manerplaw nella primavera 1995, ma fino ad oggi non c'è stata ancora una vera pace. Khun Sa, un signore dell'oppio che controllava grandi parti dello Stato Shan, arrivò alla pace con il governo nel dicembre 1995 solo dopo le pressioni degli Stati Uniti.

Dopo il fallimento dell'Assemblea Costituente di creare una nuova costituzione, le tensioni fra il governo e il NLD crebbero, così di conseguenza ci furono due decreti che imponevano misure restrittive ai democratici il 1996 e il 1997. Lo SLORC fu abolito nel novembre 1997 per essere rimpiazzato dal Concilio dello Stato per la Pace e lo Sviluppo (SPDC) ma fu solo un cambiamento apparente. Continue notizie di violazione dei diritti umani in Myanmar portarono gl Stati Unti ad intensificare le sanzioni nel 1997, seguiti dall'Unione Europea nel 2000. Aung San Suu Kyi fu rimessa sotto arresto domiciliare dal settembre 2000 a maggio 2002, quando furono allentate le restrizioni. Le discussioni per la riconciliazione furono guidate dal governo, ma queste finirono in un punto morto e Aung San Suu Kyi fu di nuovo messa sotto arresti domiciliari in maggio 2003 dopo un'imboscata alla sua autoparada e tuttora non è in libertà. Il governo emanò un'altra serie di restrinzioni contro il NLD, arrestando gran parte dei suoi leader e chiudendo parte dei suoi uffici. La situazione in Birmania è la stessa anche oggi.

Nell'agosto 2003, Khin Nyunt annunciò un piano a sette punti per la democrazia, che il governo annuncia di essere ancora in fase preparatoria. Ma non c'è alcun programma del governo a dedicarsene e neanche fonti certe che lo SPDC se ne stia occupando davvero. Per queste ragioni, gran parte dei governi occidentali e quelli dei paesi vicini della Birmania sono stati scettici e critici nei confronti di questo piano.

Il 17 febbraio 2005 il governo riconvocò la Convenzione Nazionale per la prima volta dal 1993, in attesa di riscrivere una costituzione. Comunque, alle maggiori organizzazioni e partiti per la democrazia, inclusa la Lega Nazionale per la Democrazia, fu proibito di partecipare e i militari accettarono solo i partiti più piccoli. La Convenzione fu rinviata ancora in gennaio 2006.

Nel novembre 2005, la giunta militare cominciò a spostare il governo da Yangon (Rangoon) ad un nuovo sito vicino a Kyatpyay proprio fuori Pyinmana, che fu designato città capitale. Quest'azione pubblica segue una criticata politica di spostamento delle infrastrutture amministrative fuori da Yangon per evitare una nuova ripetizione di eventi simili a quelli del 1988. Nel giorno della Forze Armate (27 marzo 2006), la capitale fu ufficialmente nominata Naypyidaw (letteralmente "Città reale" o "Sede dei re").

Nel settembre 2007, i bonzi protestarono pacificamente contro il regime invitando il popolo ad unirsi nelle dimostrazioni. La giunta militare rispose con la violenza: si sa per certo che ci sono stati dei morti tra monaci e giornalisti stranieri ma non ci sono stime sicure. Alcuni dei militari rifiutarono di sparare alla gente, anche se le proteste sono andate via via placandosi. I monaci chiedevano il rispetto dei diritti umani e libertà, di culto in particolare, che il regime totalitario impediva. La manifestazioni di piazza, nel segno della non violenza, hanno suscitato una vasta eco internazionale.

Ad oggi le prime stime accertate sulle vittime degli scontri di piazza sono oltre duecento (per difetto), anche se il governo militare si è rifiutato di divulgare precise informazioni a proposito e minimizza l'accaduto. Infatti ha vietato anche l'uso d'Internet a tutta la popolazione, preoccupato dalle possibili reazioni dell'opinione pubblica mondiale. L'ONU ha inviato un suo rappresentante nigeriano, Ibrahim Gambari, per verificare la situazione.


11. Note

  1. ^ Note sulla storia Mon del George Aaron Broadwell (Dip.to di Antropologia dell'Università di Albany, NY, USA); risorsa consultata il 9 maggio 2007
  2. ^ a b Pyu su Encyclopaedia Britannica 1911
  3. ^ Pagan su answers.com
  4. ^ Countries quest
  5. ^ a b Ava - Encyclopaedia Britannica
  6. ^ "Kingdom of Pegu" di W. Hunter
  7. ^ An Account of An Embassy to the Kingdom of Ava by Michael Symes,1795.
  8. ^ An Account of An Embassy to the Kingdom of Ava by Michael Symes,1795 .
  9. ^ Godfrey Eric Harvey. British Rule in Burma, 1824-1942 . Londra, Faber, 1946 .
  10. ^ a b c d e f g h i j k l m n Martin Smith. Burma - Insurgency and the Politics of Ethnicity. Zed Books, 1991.
  11. ^ http://www.answers.com/topic/saint-mary-s-cathedral-yangon
  12. ^ a b Mental Culture in Burmese Crisis Politics: Aung San Suu Kyi and the National League for Democracy. , 1999. ISBN 4-87297-748-3
  13. ^ "Può un altro asiatico indossare le scarpe di U Thant?"


12. Bibliografia

  • George Orwell. Giorni in Birmania. Mondadori, 2006. ISBN 8804551151
  • Amitav Ghosh. Estremi Orienti. Einaudi, 1998. ISBN ISBN 8806147579
  • Aung San Suu Kyi. Libera dalla paura. Sperling & Kupfer, 1996. ISBN 8878249343
  • Amitav Ghosh. Il palazzo degli specchi. Einaudi, 2001. ISBN 8806159399
  • Sir Herbert Thirkell White. Burma. The University press, 1923.
  • Giuseppe Tucci. Le Civiltà dell'Oriente: storia, letteratura, religioni, filosofia, scienze, e arte. Gherardo Casini, 1956
  • Gianni Limonta. Birmania. Myanmar. Leonardo Arte, 1998. ISBN 8878132616
  • Paul H. Kratoska. South East Asia: Colonial History . Routledge, 2001. ISBN 041525390


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