1/14/2012
Storico incontro tra Aung San Suu Kyi e la rappresentante CISL Cecilia Brighi
Un inconro intenso e commovente, nel quale si sono discusse alcune priorità di lavoro e il futuro rafforzato impegno finalizzato a rendere possibile il riconoscimento del sindacato in Birmania  e la costruzione di una diffusa organizzazione dei lavoratori in tutti i settori per la promozione della democrazia, del lavoro dignitoso, il superamento del lavoro forzato, della violazione dei diritti umani e del lavoro.

  La lunga telefonata con la leader birmana Aung San Suu Kyi, che aveva avuto luogo la primavera scorsa, si era conclusa con un invito ad un incontro a Rangoon. Finalmente questo impegno si è concretizzato nelle scorse settimane. Attraverso il sindacato birmano, ancora oggi clandestino, la Leader birmana Aung San Suu Kyi invitava la CISL a discutere come affrontare le violazioni gravissime dei diritti del lavoro: bambini soldato, lavoro forzato, lavoro minorile, e soprattutto le opportunità e i problemi posti dalla nuova legge sulle organizzazioni sindacali che dovrebbe servire a permettere la nascita del sindacato e a promuovere la contrattazione per eliminare le durissime condizioni di lavoro  di milioni di lavoratori e lavoratrici birmane.

Un incontro condizionato all’ottenimento del visto, arrivato proprio in “zona Cesarini”.  Una partenza quindi preparata da un lato ma “autorizzata” all’improvviso. Molte le cose in agenda. A partire dalla nuova legge sull’organizzazione sindacale, appena approvata, grazie alle pressioni sindacali internazionali. Legge piena di trabocchetti, ma che può rappresentare, comunque, un primo passo per la costruzione ed il radicamento sindacale in questo paese.

E Poi la questione del lavoro forzato, dei bambini soldato, del ruolo dell’ILO e del ruolo potenziale del sindacato nella fase di definizione delle nuove politiche economiche e del lavoro, nella costruzione della democrazia e dello stato di diritto, nei rapporti con le istituzioni finanziarie internazionali e le banche di sviluppo.

Sebbene tutto fosse molto chiaro l’ansia e le aspettative erano molte. La sede dell’NLD, il partito della leader birmana era pieno, come sempre  di attivisti, di donne che vendevano gadget della leader, di riunioni improvvise intorno alle decine di precari tavoli, circondati da vecchie sedie di plastica tipo bar. Alle pareti decine di poster dei famosi disegnatori satirici birmani. Poi una scala stretta alla cui base vi è un attivista che funge da filtro per l’accesso al piano degli uffici riservati alla leader. La stanza delle riunioni interne era grande, molto spartana e con un lungo tavolo dove gli anziani leader del partito mi aspettavano, tra i quali il tesoriere dell’NLD, padre del Segretario Generale dell’FTUB. Finalmente arriva Aung San Suu Kyi, sorridente e leggera come un fuscello. I capelli ornati da un mazzetto di fiori. Il saluto è stato molto cordiale e informale. L’emozione era enorme. Finalmente potevo parlare direttamente con questa donna straordinaria e coraggiosa, una leader naturale del paese. Non un capo di Stato o di governo, ma forse di più per la sua autorevolezza e coerenza. Le ho illustrato l’ impegno  CISL nel corso di questi anni, le mille cose fatte, dalle migliaia di firme raccolte per la sua liberazione, alla petizioni approvata anche dal Senato Italiano, alle raccolte di fondi, al sostegno della formazione sindacale, al lavoro  di anni all’ILO contro il lavoro forzato, fino all’ultima campagna CISL per l’ adozione di attivisti sindacali e di giuristi del lavoro. Insomma il grande impegno a sostegno dei diritti umani e del lavoro e del cambiamento democratico nel suo paese. Grande stupore ha riscosso tra i leader dell’NLD il venire a sapere che siamo una organizzazione con oltre 4.5 milioni di iscritti.  Cifre enormi per un paese dove non c’è ancora la libertà piena di associazione e di riunione e dove il sindacato ancora non può esistere nella pratica. L’incontro è subito entrato nel vivo. Infatti il giorno prima 13 dei 15 leader del neonato sindacato delle zone industriali erano stati interrogati dai servizi speciali e dalla polizia, dopo aver presentato la richiesta di registrazione del nuovo sindacato. Anzi uno di loro era sfuggito per puro caso all’arresto. Il problema più urgente è quindi ottenere al più presto la approvazione delle norme che permettano la registrazione dei nuovi sindacati a partire dall’ Unione dei Lavoratori delle Zone Industriali Birmane, la Federazione dei lavoratori agricoli e il sindacato dei tessili, abbigliamento, calzaturieri.  Abbiamo parlato dei forti limiti  della nuova legge e del sospetto che in questo periodo di vuoto l’USDP (il partito di governo) possa tentare di costruire un sindacato giallo.

Aung San Suu ha sottolineato l’importanza strategica della creazione e rafforzamento  del sindacato. Ha evidenziato che l’ NLD non ha alcuna intenzione di costituire sindacati, né di rendere il sindacato dipendente dal partito, ma che la cooperazione è importante così come il sostegno alla loro costituzione. Ha sottolineato ripetutamente la necessità di un sostegno alla formazione dei giovani  dell’NLD  e del sindacato sui diritti del lavoro, lo stato di diritto, la lotta al lavoro forzato e ai bambini soldato, la libertà di associazione a fianco dei principali punti politici, tra cui la liberazione dei prigionieri politici e il dialogo tripartito con le nazionalità etniche  per la transizione democratica.

La leader birmana ha ribadito che  la rimozione delle sanzioni non è all'ordine del giorno. Tanto più che anche dagli Stati Uniti si oppongono fino a quando non ci saranno veri e propri cambiamenti nel concreto. Infatti  ha convenuto che sul lavoro forzato la situazione continua ad essere negativa, che l’ NLD ha scarso accesso alle aree di conflitto e quindi non è in grado di monitorare la situazione, che il  governo dovrebbe  punire i colpevoli del lavoro forzato, che soprattutto in Birmania bisogna promuovere lo stato di diritto e attuare le leggi a tutti i livelli, colpendo coloro che oggi le violano  impunemente. Si è  discusso della urgenza di  un dialogo con il governo perché riveda la struttura del bilancio nazionale, che dovrebbe prevedere forti tagli alla spesa per la difesa a favore di investimenti sulla sanità, l’istruzione, ed i lavori pubblici. Ciò permetterebbe alle autorità e all'esercito di pagare il lavoro invece di usare il lavoro forzato.Abbiamo anche affrontato il tema della definizione di una strategia di politica economica basata sullo sviluppo sostenibile, l’occupazione e la tutela ambientale. Temi sui quali ha chiesto  un sostegno per la formazione dei  loro rappresentanti e dei giovani dell’NLD. Il diritto del lavoro dovrebbe essere uno strumento importante per costruire il cambiamento sulla base del rispetto da parte del governo delle Convenzioni ILO. Parlando di politica economica, abbiamo discusso anche delle conclusioni del recente G20 che hanno indicato l’occupazione come priorità e la necessità di una sinergia tra ILO e istituzioni finanziarie: FMI, Banca Mondiale e ADB.

E poi sul terreno del sindacato, La Leader birmana ha sottolineato l’importanza di  permettere il ri rientro nel paese, e la cancellazione delle accuse verso alcune importanti organizzazioni come il sindacato FTUB, l’Associazione dei prigionieri politici AAPP, e quella dei giuristi birmani, tutte fuorilegge. 

Un incontro inaspettatamente lungo ed intenso che dovrebbe aprire nuove sinergie di lavoro tra le organizzazioni democratiche vicine alla leader birmana e il sindacato.  Il cauto ottimismo espresso dalla Lady nei confronti degli sviluppi politici dovrà essere suffragato dalle decisioni e azioni delle autorità, a partire dalla costruzione di un sistema giudiziario trasparente e indipendente, dalla attuazione efficace delle leggi, dalla possibilità che le organizzazioni sindacali e della società civile possano operare senza ricatti o costrizioni. Molto è ancora in forse ma la determinazione di questa leader naturale  e dei rappresentanti sindacali che ho incontrato nel corso della missione è solida e non scalfita dalla paura e dalle intimidazioni.

In Birmania, nonostante gli articoli di molti quotidiani  inneggianti al cambiamento politico e sociale la vita reale è per molti versi ancora sottoposta alle mille piccole e grandi angherie retaggio della dittatura militare; i collegamenti internet sono altalenanti e controllati, i siti politici sono tutt’ora proibiti, la violazione dei diritti umani è pesante in molte zone del paese, come i controlli e gli interrogatori da parte dei servizi speciali. Per questo, per evitare possibili impatti negativi sui nostri contatti, si sono dovute rispettare costantemente alcune misure di riservatezza.

Sul piano degli sviluppi positivi, proprio agli inizi di dicembre la Lega Nazionale per la Democrazia è stata autorizzata ad operare come partito, grazie ad una modifica delle leggi elettorali, ottenuta dalla Leader Birmana. Tale modifica permetterà a lei e al suo partito di presentarsi alle elezioni suppletive, che dovrebbero tenersi entro marzo 2012.

Nel corso della missione si sono tenuti  incontri con i rappresentanti dell’ILO, dei neonati sindacati e di giovani attivisti democratici. Un paese in cui si lavora 10 ore al giorno per sette giorni la settimana per un totale di 30 euro al mese. Un paese in cui un leader sindacale con Myo Aung Thant, insignito dalla CISL del Premio Giulio Pastore, ha trascorso 14,5 anni in cella di isolamento, torturato e ora con gravi problemi psicologici. Insomma un inizio di cambiamento frenato da tensioni interne, dalla vecchia  struttura legislativa e  da un mix di istituzioni autoritarie e incapaci, che stenta nel concreto a cedere il passo ad una maggiore libertà. Tutto è difficile e  soggetto a possibili ritorsioni.  Ma il lavoro della CISL insieme al sindacato birmano ha prodotto la realizzazione di una rete sindacale diffusa che va portata alla luce, rafforzata e resa libera.

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