2/9/2012
la Birmania rimane il sistema giuridico 'peggiore del mondo” per le imprese
Secondo un rapporto pubblicato Mercoledì 8 febbraio,  la Birmania nonostante le recenti riforme, detiene il peggior sistema giuridico del mondo per fare affari e mantiene la posizione che ha ricoperto negli ultimi cinque anni.
Resta "il paese che offre le minori tutele giuridiche per le imprese straniere", ha detto  la Maplecroft, società  britannica  di analisi dei rischi, in un avvertimento  lanciato agli investitori attratti dalla prospettiva di una sospensione delle sanzioni occidentali.
Altri paesi segnalati nella classifica annuale dei 197 paesi, comprendono Corea del Nord, Somalia, Cuba, Afghanistan, Siria e Cambogia - ma la Birmania, ricca  di risorse si distingue perché pone "rischi significativi operativi e strategici".
"Con le recenti riforme politiche e la possibilità che le sanzioni vengano cancellate, la Birmania  offre un enorme potenziale per le imprese petrolifere e del gas", sostiene  il rapporto.
Le incertezze nei paesi del Medio Oriente e Nord Africa  ricchi di risorse energetiche "ha reso la Birmania, ricca di idrocarburi ancora più attraente a livello globale", ha dichiarato il gruppo che ha anche  avvertito che è urgente un miglioramento del contesto giuridico.
"Miglioramenti tangibili a livello dello Stato di diritto, compresa una maggiore indipendenza della magistratura e una maggiore trasparenza del sistema normativo, sarà necessario prima che si possa realizzare  un miglioramento potenziale a lungo termine dell'economia."
Secondo lo studio, che si concentra esclusivamente sul rispetto  da parte dei paesi  dello Stato di diritto, il  Sud Sudan, il Turkmenistan e la Libia, ricchi di gas, pongono anche rischi "estremi" per le compagnie petrolifere e del gas.
Il uovo governo nominalmente-civile della Birmania è salito al potere l'anno scorso dopo  le controverse elezioni del novembre 2010 e da allora ha sorpreso gli osservatori con un numero di mosse positive tra cui il rilascio  di un vasto numero di prigionieri politici.

Le riforme hanno catturato l'attenzione degli investitori stranieri, desiderosi di fare affari nella nazione ricca di risorse  e con una posizione strategica tra Cina e India.
Ma i problemi  posti dalle infrastrutture, l'assenza di una legge che disciplina gli investimenti stranieri e la necessità urgente di riforme del sistema bancario restano  barriere  fondamentali all'ingresso delle imprese.
In una relazione separata pubblicata all'inizio di quest'anno, il Fondo Monetario Internazionale ha dichiarato che la Birmania ha "elevate potenzialità di crescita" con una stima della crescita del PIL reale nell’anno fiscale 2011-2012 fino al 5,5 per cento,  con un possibile aumento al 6,0 per cento nel 2012-2013,.
La Birmania, ha aggiunto,  potrebbe diventare la nuova frontiera economica in Asia, se potrà valorizzare a suo vantaggio le sue ricche risorse naturali,  la forza lavoro giovane, e la vicinanza ad alcune delle economie più dinamiche del mondo.

Una applicazione della legge giusta, legittima ed efficace è fondamentale per le aziende che desiderano sfruttare le opportunità dei mercati ricchi petrolio  e gas. Tuttavia, secondo Maplecroft,  è fondamentale la separazione dei poteri di governo e della magistratura è assente in molti paesi ricchi di risorse, in cui il conflitto, l'instabilità e l'autoritarismo sono le forze politiche prevalenti. I contratti in questi paesi non sono sempre rispettati, e questo può portare a un incremento dei costi legali per le aziende compromettendo gli utili  sugli investimenti. Gli  espropri  resta inoltre un rischio, soprattutto nel settore estrattivo, dove il populismo di paesi ricchi di risorse, unitamente al desiderio del governo di capitalizzare gli alti prezzi internazionali delle materie prime, sta alimentando le politiche di nazionalizzazione.




  
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