22/02/2012
La Confederazione Internazionale dei Sindacati contraria alla revoca generalizzata delle sanzioni economiche alla Birmania
a tutt’oggi mancano ancora solidi e sostanziali cambiamenti sul piano legislativo e nella realtà, che possano consentire un allentamento sostanziale delle sanzioni economiche, soprattutto quelle approvate a causa della grave violazione di alcune norme internazionali di seguito indicate.

Nel quadro  della discussione a livello in atto a livello UE sull’aggiornamento della Posizione Comune Europea sulla Birmania, in risposta ai crescenti appelli da parte di molti paesi UE, per una ampia revoca delle sanzioni sulla Birmania, vorremmo sottolineare come, nonostante alcuni importanti segnali positivi di cambiamento, a tutt’oggi mancano ancora solidi e sostanziali cambiamenti sul piano legislativo e nella realtà, per consentire un allentamento sostanziale delle sanzioni economiche, soprattutto quelle approvate a causa della grave violazione delle norme internazionali di seguito indicate. Clicca per continuare a leggere 

 Infatti il lavoro forzato è ancora largamente praticato, come confermato anche dall’Ufficio ILO di Rangoon. Le organizzazioni sindacali sono tuttora illegali, i sindacalisti sono minacciati, centinaia di prigionieri politici sono ancora in carcere e coloro che sono stati liberati potrebbero essere arrestati nuovamente perché le leggi che hanno consentito la loro condanna non sono state abrogate. Inoltre nonostante la firma di accordi di cessate il fuoco con alcuni Stati etnici, in molti di questi continuano gli attacchi alle popolazioni da parte dell’esercito. 

Per questi motivi, d’intesa con la confederazione internazionale dei Sindacati CIS, è stato definito un rapporto che sottolinea come, “i tempi non siano ancora maturi per procedere ad una revisione sostanziale delle sanzioni”. 

La CIS  e la CISL chiedono “un allentamento graduale e misurato delle sanzioni, mano a mano che il governo birmano compirà progressi  stabili e verificabili”  tra cui:

- La eliminazione del lavoro forzato e il reclutamento forzato di minori, da parte di autorità civili e militari, in quasi tutti gli Stati e le divisioni del paese attuando le misure richieste dalla Commissione di inchiesta ILO del 1998. 

- La formazione di sindacati indipendenti e democratici: a 6 mesi dalla attuazione della Legge sulle Organizzazioni del Lavoro, non sono stati approvati i decreti che  ne permetteranno l’ attuazione. Tale legge  prevede forti ostacoli alla registrazione dei sindacati,  interferisce pesantemente sulla loro indipendenza e autonomia sindacale e non abroga le vecchie leggi che impediscono la formazione di sindacati, ne riabilita l’ FTUB,  l’organizzazione sindacale Birmana affiliata alla CIS, che è ancora oggi considerata una organizzazione terroristica. Tale legge dovrebbe essere modificata dal governo birmano, insieme a sindacati, datori di lavoro e ILO verificandone l’effettiva attuazione. 

- La liberazione incondizionata di tutti i prigionieri politici: oltre 1000 sono ancora in carcere. Il loro rilascio dovrà avvenire senza condizioni, garantendone il reinserimento sociale. Le leggi che hanno permesso la loro condanna devono essere abrogate. 

- l’Interruzione di tutti gli altri gravi abusi dei diritti umani, un cessate il fuoco a livello nazionale, elezioni libere ed eque oltre che la modifica dell’iniqua costituzione del 2008, e una forte limitazione del ruolo dei militari nel governo e nell’economia.

 Il rapporto della CIS si concentra principalmente sui diritti del lavoro, ma al tempo stesso fa appello ai “governi a fare riferimento anche alle raccomandazioni di altre organizzazioni della società civile che sollevano ulteriori e urgenti preoccupazioni in materia di diritti umani”.