16/09/2007
Mozione del Senato Italiano per la Democrazia in Birmania

SOLIANI, BIANCONI, BAIO, FINOCCHIARO, BRISCA MENAPACE, MONGIELLO, GAGLIARDI, CAPELLI, FRANCO Vittoria, EMPRIN GILARDINI, CARLONI, BASSOLI, MAGISTRELLI, NEGRI, PELLEGATTA, THALER AUSSERHOFER, PIGNEDOLI, PALERMI, ROSSA, RUBINATO, SERAFINI, BINETTI, ZANDA, RAME, DONATI, PISA, ALFONZI, GAGGIO GIULIANI, VANO, PALERMO, NARDINI, TURIGLIATTO, VALPIANA, BOCCIA Maria Luisa, VILLECCO CALIPARI, AMATI, MACCANICO, LIVI BACCI, SCALERA, COSSUTTA, PECORARO SCANIO, FERRANTE, MARCORA, GALARDI, FONTANA, ROILO, PERRIN, BOSONE, MORGANDO, COLOMBO Furio, MARTONE, TONINI, SILVESTRI, BANTI, CUSUMANO, CONFALONIERI, MELE, VITALI, TIBALDI, ROSSI Paolo, POLLASTRI, RANDAZZO, TURANO, LUSI, IOVENE, RANIERI, CARRARA, SCOTTI, AMATO, MONACELLI, MARCONI, SCARPA BONAZZA BUORA, COSTA, BONFRISCO, PIANETTA, DE PETRIS. - Il Senato,

premesso che:

la recente pubblicazione in Italia del libro «Lettere dalla mia Birmania» di Aung San Suu Kyi, la coraggiosa dissidente birmana Premio Nobel per la pace nel 1991, e gli articoli al riguardo apparsi in questi giorni sulla stampa nazionale, hanno riproposto all'attenzione dell'opinione pubblica italiana il dramma di un popolo - quello dell'odierno Myanmar - ancora nel mezzo di un travagliato cammino verso la libertà e l'autodeterminazione;

l'autrice Aung San Suu Kyi, leader della Lega nazionale per la democrazia, che da anni dà voce a questo dramma nel mondo, è stata più volte incarcerata dal regime militare al potere, ed è tuttora agli arresti dal maggio 2003, insieme con l'intero gruppo dirigente del suo partito;

moniti ed appelli per la sua liberazione sono stati ripetutamente rivolti dalla comunità internazionale al regime militare birmano, senza alcun esito;

esprimendo la ferma condanna per gli ultimi gravi episodi di repressione attuati dalla giunta militare birmana in seguito alle proteste causate dall'aumento ingiustificato del prezzo del carburante, che porterà al conseguente aggravamento delle condizioni di vita della popolazione di quel paese già duramente pregiudicate dalle politiche economiche della giunta;

sottolineando l'illegittimità della Convenzione costituente promossa dalla giunta e delle sue conclusioni che garantiranno la continuità del potere dei militari;

considerata l'ultima risoluzione del Parlamento europeo sulla Birmania e gli appelli fatti dal Segretario generale dell'ONU Ban-Ki-Moon per un processo di riconciliazione nazionale e di democratizzazione effettiva nel paese, come proposto da 92 deputati birmani in esilio;

considerato che:

i diritti umani fondamentali - come riconosciuti dalla nostra Carta costituzionale, sanciti dalle Dichiarazioni delle Nazioni Unite e richiamati nel Trattato per la Costituzione dell'Europa - rappresentano l'orizzonte comune dei popoli di tutto il mondo e devono costituire un riferimento costante per la politica internazionale e, in particolare, per l'iniziativa dei governi democratici nei confronti dei Paesi in cui tali diritti sono disconosciuti e conculcati;

il diritto alla libertà in tutte le sue manifestazioni, dal diritto di parola al diritto all'istruzione, alla salute, alla partecipazione alla vita pubblica, alla libertà di organizzazione sindacale, deve infatti ritenersi un bene universale che non conosce confini geografici, in quanto appartenente all'intera famiglia umana e al futuro delle nuove generazioni;

particolare rilievo assume il richiamo ai diritti umani universali con riferimento alle donne, come espressamente sancito dalle Conferenze mondiali dell'ONU e in particolare dalla Conferenza di Pechino nel 1995,

impegna il Governo:

ad adoperarsi affinché sia restituita la libertà ad Aung San Suu Kyi, agli altri prigionieri politici ed ai sei sindacalisti recentemente condannati a 28 anni di carcere, nonché agli attivisti del Movimento 88 recentemente arrestati, alcuni dei quali sottoposti a tortura con l'accusa di aver organizzato le manifestazioni di protesta, e sia garantita la piena facoltà di espressione a tutti gli esponenti della Lega nazionale per la democrazia in Birmania, del movimento sindacale e delle altre forze democratiche;

ad adoperarsi per il raggiungimento degli obiettivi indicati dalla posizione comune della UE e a sostenere l'impegno e gli sforzi del Segretario Generale delle Nazioni Unite nei confronti della situazione in Myanmar, sostenendo ugualmente le iniziative in tal senso nelle istanze delle Nazioni Unite e, qualora ne esistano le condizioni, anche in Consiglio di Sicurezza;

a sollecitare le autorità governative birmane al rispetto dei diritti umani, del lavoro ed ambientali, e ad interrompere il lavoro forzato, gli stupri, le uccisioni e le deportazioni dei cittadini birmani, riconoscendo il diritto del popolo birmano alla libertà .

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