13/07/2011
L’organizzazione per i diritti umani Human Right Watch condanna come “crimine di guerra”il ricorso al lavoro forzato di detenuti‑portatori“.

L’organizzazione per i diritti umani Human Right Watch condanna come “crimine di guerra”il ricorso al lavoro forzato di detenuti‑portatori“.

Joseph Allchin

Pubblicato il 13 luglio 2011

Human Rights Watch (HRW) e il Gruppo per i diritti umani del Karen (KHRG) hanno pubblicato una dura relazione secondo la quale il ricorso da parte dei militari birmani a prigionieri destinati alle attività di portatori nelle zone di guerra costituirebbe un “crimine di guerra”, tuttora perpetrato dai militari birmani nell’escalation del conflitto che li vede opposti agli eserciti dei gruppi etnici ribelli in Birmania.

Secondo la relazione di 70 pagine, i portatori vengono arruolati dalle prigioni del paese e vengono utilizzati sulle linee del fronte della guerra civile attualmente in corso contro gli eserciti dei gruppi etnici birmani, con molti che vengono utilizzati addirittura come scudi umani oppure condannati all’esecuzione extragiudiziaria.

“I detenuti-portatori sono vere e proprie bestie da soma umane ‘usa e getta’ a disposizione dell’esercito birmano, costretti a trascinare gli approvvigionamenti attraverso campi di battaglia pesantemente minati”, secondo Elaine Pearson, vicedirettore del dipartimento Asia dell’organizzazione HRW con sede a New York.

L’utilizzo di civili che camminano davanti ai soldati per identificare la presenza di mine antiuomo è un’accusa scioccante e ribadita a più riprese nei confronti dei militari birmani, una pratica che sembra continui tuttora e che ha spinto HRW a sostenere gli appelli all’ONU affinché costituisca una commissione di inchiesta sulle violazioni dei diritti nel paese, proposta che 16 paesi hanno già dichiarato di essere pronti a sostenere.

“La barbara pratica dell’utilizzo dei detenuti-portatori è una caratteristica del conflitto armato birmano già da ormai 20 anni, che li espone ai pericoli del conflitto armato nel più totale disinteresse per la loro sicurezza”, ha affermato Poe Shan, direttore del KHRG in un comunicato stampa. “L’esercito costringe anche altri civili a lavorare come portatori, ma poiché i civili spesso fuggono dalle aree di conflitto l’esercito continua a fare ricorso ai prigionieri”.

Apparentemente i prigionieri vengono prelevati casualmente dalle prigioni del paese indipendentemente dalle motivazioni della loro condanna e vengono assegnati “a tempo indeterminato” a unità dell’esercito in cui vengono trattati in modo sconcertante. “I prigionieri scelti quali portatori hanno dichiarato di essere costretti a sopportare o a presenziare a esecuzioni sommarie, torture, percosse e vengono utilizzati come “scudi umani”, saltando sulle mine o proteggendo i soldati dal fuoco delle armi, oltre a non ricevere nessuna attenzione medica, riparo o cibo adeguati”, secondo il rapporto.

Un portatore che è riuscito a fuggire ha dichiarato agli autori del rapporto: “portavamo il cibo al campo salendo lungo la montagna quando un portatore è saltato su una mina perdendo la gamba. I soldati l’hanno lasciato lì. Lui urlava, ma nessuno gli ha dato una mano. Quando siamo riscesi l’abbiamo trovato morto. Ho guardato in alto e ho visto frammenti dei suoi vestiti sugli alberi e brandelli della sua gamba che pendevano da un ramo”.

Il rapporto dal titolo Dead Men Walking sostiene che l’aggravarsi del conflitto lungo i confini del paese tra i militari birmani e gli eserciti dei gruppi etnici che combattono per l’autonomia non ha fatto che esacerbare l’utilizzo dei “portatori forzati”, nonostante le promesse di migliorare la terribile situazione birmana in termini di abusi dei diritti umani.

“Il governo militare birmano aveva promesso che le elezioni del novembre del 2010, le prime dopo oltre 20 anni, avrebbero apportato miglioramenti alla situazione dei diritti umani”, secondo il rapporto. Nonostante questo, sempre secondo il rapporto, “nel gennaio del 2011 le forze armate birmane del Tatmadaw, in pieno accordo con il dipartimento carcerario e la polizia birmana, hanno prelevato circa 700 detenuti da 12 prigioni e campi di lavoro in tutto il paese destinati ad essere utilizzati quali portatori per un’offensiva in corso nello Stato del Karen meridionale, nella parte orientale del paese. Lo stesso mese altri 500 prigionieri sono stati prelevati e utilizzati come portatori durante un’altra operazione militare nello Stato del Karen settentrionale e nella regione orientale di Pegu”.

Il rapporto prosegue sostenendo che l’ILO avrebbe ripetutamente chiesto al governo birmano di interrompere questi atti, senza però registrare segnali di cambiamento.

Il vicedirettore del dipartimento Asia di HRW ha aggiunto: “L’ASEAN e i governi dell’Unione Europea dovrebbero smettere di sperare che le cose in Birmania migliorino come per magia, spingendo piuttosto per la costituzione di una commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite. Ogni giorno che trascorre senza che la comunità internazionale abbia fatto nulla è un giorno in più in cui l’esercito birmano costringerà ulteriori portatori ad un servizio mortale”.

In un accesso di ottimismo, il rapporto formula a nazioni quali Cina e Russia, che spesso pongono il veto sulle misure delle Nazioni Unite nei confronti della Birmania, la richiesta di sostenere la costituzione di una commissione d’inchiesta e di “richiedere pubblicamente alla Birmania di porre immediatamente fine all’utilizzo di portatori civili, inclusi i prigionieri, in zone di conflitto armato”.

Secondo alcuni critici, una commissione d’inchiesta non farebbe altro che rallentare le riforme in Birmania, dato che i leader del paese sono sempre più riluttanti a cedere il potere a un governo autenticamente civile.

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