09/10/2013
forze invisibili stanno orchestrando la violenza anti- musulmana in Birmania ?
I militari  hanno molto da perdere dalle riforme democratiche e potrebbero utilizzare il bagno di sangue come un modo per riaffermare il  loro controllo .

9 ottobre 2013  Al Jazeera

La scorsa settimana il Presidente birmano ha effettuato il suo primo viaggio nella città  di Thandwe  colpita da violenze, giorni dopo che una anziana donna mussulmana di  94 –anni è stata uccisa da buddhisti in un villaggio vicino . Istigata da un battibecco tra un leader politico musulmano e un tassista buddista due giorni prima, una folla, il 1 ° ottobre, si è avvicinata alla sua casa in un villaggio vicino. Sua figlia è riuscita a fuggire , ma tornata ha torvato la casa carbonizzata e la madre con ferite al collo, alla testa e allo stomaco.

Successivamente, il New Light of Myanmar ha citato il presidente Thein Sein , che avrebbe affermato di avere dei sospetti circa la natura degli attacchi avvenuti a Thandwe , dove sono state rase  al suolo quasi 100 case. "I  Rakhine [ buddhisti ] e gli etnici Kaman [ musulmani ] hanno vissuto qui in una convivenza pacifica per molti anni", ha dichiarato. " motivi esterni hanno istigato violenze e conflitti. Secondo le prove in possesso, i rivoltosi che hanno dato fuoco ai villaggi vengono da fuori."

Per coloro che nel corso degli ultimi 16 mesi hanno dimostrato inettitudine nellaffrontare con decisione la violenza anti-mussulmana, la dichiarazione appare  sorprendente. Con questa dichiarazione, finalmente sembra si voglia riconoscere che in Birmania operano reti di estremisti buddisti organizzati.

E 'qualcosa che gli osservatori sospettano da lungo tempo: il metodo e lo stile degli attentati nello Stato  Rakhine,  nella regione di Mandalay,  nello stato Shan e non solo, stranamente sono stati simili, con piccoli eventi di provocazione, che hanno innescato la rapida formazione di bande che scendono sulla città in massa,  con le armi già pronte. Nella maggior parte dei casi, la polizia è rimasta a guardare, e spesso i locali presenti alla scena hanno sostenuto che gli agitatori sono composti da "outsider" . Una fotografia scattata vicino a Thandwe questa settimana, mostra un camion carico di uomini armati che indossavano bandane rosse , cosa che appare in contrasto con l'idea che questi gruppi siano solo gruppi di civili locali danneggiati.

Anche il ruolo dei monaci buddisti che incitavano alla violenza contro i musulmani, ha preso molti di sorpresa , anche se pure alcuni monaci erano stati coinvolti in attacchi alle moschee durante le violenze contro i musulmani nel 1997.

 

Non è un fenomeno nuovo

 

Se c'è un qualcosa di organizzato, allora sorge la questione di chi, e perché. Non c'è una risposta chiara, ma vi sono forze potenti in Birmania, in particolare i militari, che trarrebbero vantaggio da queste tensioni. In diverse occasioni negli ultimi decenni, violenti scontri diretti ad una minoranza etnica hanno coinciso con delicate questioni politiche presenti nel paese: nel 1967 le rivolte anti- cinesi, con gli attacchi orchestrati dai militari nei confronti di immobili di proprietà cinese, erano state istigate in parte per distrarre dalla  diffusa pessima gestione dell'economia da parte del generale  Ne Win, e nel 1988, quando scoppiarono gli attacchi contro i musulmani a Taunggyi e Prome contemporaneamente alle  proteste anti-regime che avevano pervaso il paese . Molti all'epoca ritennero che i militari avevano cercato di infiammare le tensioni etniche per dividere ciò che altrimenti avrebbe potuto essere un coeso fronte anti - regime.

 

Si può applicare questa teoria alla Birmania di oggi? Le riforme democratiche di Thein Sein potrebbero aver innervosito i militari, che ricevono più di un quinto del bilancio complessivo dello Stato. Con il percorso verso la democrazia, si pone la questione delle colossali risorse veicolate alle forze armate, e se  regge ancora la posizione delle forze armate  che si considerano come un patriarca della società birmana. Questa settimana, lUSDP, il partito di governo sostenuto dai militari, ha lanciato lallarme sul fatto  che il paese si troverebbe in " grave pericolo e dovrebbe affrontare conseguenze al di là delle aspettative ", se la costituzione fosse modificata. Uno dei motivi principali che l'opposizione  ha nel chiedere la revisione della costituzione - redatta  dalla giunta militare nel 2008 sarebbe quello di diluire il potere dei militari.

 

Disordini sociali, che si tratti di tensioni civili o conflitti in corso con gli eserciti etnici, offrono un'ottima occasione per qualsiasi militare di riaffermare una influenza che sta scemando. Già questo ha prodotto un effetto sorprendente in un paese, dove sono profonde le divisioni politiche ed etniche. I Rakhine, che a lungo hanno opposto resistenza allinvasione militare nel loro stato, ora chiedono ne la protezione contro quello che ritengono essere come una marea islamica che dilaga nello Stato. Membri di spicco del movimento pro-democrazia hanno dichiarato che si sarebbero all l'esercito per combattere  gli "invasori stranieri", vale a dire la minoranza musulman Rohingya. Il ruolo dei monaci buddisti che incitavano alla violenza contro i musulmani ha colto molti di sorpresa, anche se i monaci sono stati coinvolti in attacchi alle moschee durante le violenze contro i musulmani nel 1997.

 

I Rohingya, sono una minaccia esistenziale?

 

Non c'è nessuna pistola fumante in tutto questo, ma l'evoluzione del conflitto che ha avuto inizio a Sittwe  nel giugno scorso tra il popolo Rakhine e i Rohingya, suggerisce qualcosa al di là di una bagarre locale per il predominio etnico o religioso. È importante sottolineare che gli ultimi attacchi a Thandwe erano diretti a Kaman musulmani, mentre la stragrande maggioranza delle violenze che ha colpito lo stato Rakhine dal giugno dello scorso anno ha preso di mira i Rohingya, che sono diversi dai Kaman. Mentre fino ad allora i Kaman avevano vissuto pacificamente nello stato, i Rohingya sono stati a lungo visti dai Rakhine come immigrati clandestini bengalesi, e la loro presenza è considerata una minaccia esistenziale per la popolazione buddhista. Campagne di violenza contro i Rohingya sono state giustificate pertanto agli occhi di molti Rakhine come un mezzo di difesa del suolo per preservare il buddhismo .

 

Quella narrazione ha cambiato leggermente di segno quando, nel marzo di quest'anno, le violenze sono scoppiate Meiktila, al centro della Birmania. Meiktila ha una popolazione musulmana, ma non sono Rohingya, come a Lashio nello stato Shan,  a Oakkan nella divisione di Yangon e a Hpakant nello Stato Kachin, dove hanno avuto luogo successivamente alcuni attacchi mortali contro i musulmani. Più che un problema limitato ad un minoranza etnica nella Birmania occidentale, si è intensificata una in generale campagna contro i musulmani.

Come l accademico birmano ,Maung Zarni, ha osservato in una recente email, non tutti gli attacchi e le violenze inter-etniche sono state orchestrate. In alcuni casi si tratta di rimostranze locali genuine a seguito di scatti d'ira. Ma, afferma Zarni, sin dai tempi del colonialismo vi è una storia di mobilitazioni etno- religiose  architettate", volte a destabilizzare l'ordine in Birmania ", qualcosa che leroe dellindipendenza, Generale Aung San aveva segnalato alla conclusione del potere coloniale .

 

questa ideologia anti – musulmana potrebbe davvero essersi diffusa in unarea geografica così vasta, senza l'aiuto di una entità come i militar , l'unica entità in grado di operare su scala nazionale ?

 

Diversi analisti hanno cercato di razionalizzare l'evoluzione di questo ultimo conflitto anti- musulmano paragonandolo ad uno scenario come quello della Jugoslavia, dove le tensioni etniche che erano state imbottigliate per decenni sono emerse a seguito di un cambiamento nello forma di governo. Questo ha probabilmente giocato un ruolo in Birmania, visti i tentativi dei governi successivi all'indipendenza di minare la legittimità dei musulmani come "reali" concittadini. Alimentata dall'ascesa dei social media , la propaganda e le provocazioni possono diffondersi a macchia d'olio, facendo si che Meiktila non rimanga ormai così distante da Sittwe.

Ma c'è qualcosa di molto sospetto nelle similitudini degli attentati in tutto il paes . Sabato scorso, una folla riunita fuori di una stazione di polizia a Kyaunggon, vicino Yangon ha chiesto che gli venisse consegnato un uomo musulmano sospettato del tentativo di violenza nei confronti di una ragazza buddista avvenuto un mese fa. Quando la polizia ha rifiutato, la folla ha  incendiato cinque case musulmane. Una situazione simile ha innescato le rivolte a Thandwe, con la polizia che rifiuta di consegnare il leader Kaman musulmano che è stato arrestato in seguito a ciò.

 

Stesse tattiche usate dalla giunta ?

 

E 'un modello che è stato usato in tutto il paese, attraverso i diversi stati etnici come lo stato Shan , Kachin e Rakhine. Nello Stato Kachin, le violenze anti- musulmane sono un fenomeno nuovo. Eppure, l'unico filo conduttore che unisce il nazionalismo di questi gruppi etnici è una resistenza  ai progetti sui loro stati  da aprte delletnia  birmana, e non musulmana. Ci sono poche altre ovvie sinapsi che legano questi vasti  fattori ideologici e geografici, e attraverso ciò che questo sentimento anti- musulmano potrebbe passare con tale velocità. Perché si ha questa reazione violenta alla presenza di musulmani? Le rivolte anti- cinesi del 1960 e 1970 hanno seguito i principali flussi di cinesi in Birmania, ed erano dovute in parte  ad una reazione alle paure locali che il lavoro stava andando nelle mani degli immigrati. Questo pretesto non può essere applicato nello stesso modo per i musulmani .

 

E plausibile sospettare che una entità in grado di operare su scala nazionale (esono pochi in Birmania) può aver messo lo zampino negli eventi di oggi. Solo due soggetti hanno questa possibilità - i militari , e il Sangha, il consiglio religioso che amministra le istituzioni buddhiste e che, data l'importanza storica del buddhismo per a coesione sociale in Birmania, ha il suo tornaconto a fermare la crescita della popolazione musulmana del Paese. Quindi, piuttosto che riferirsi ad una questione limitata a Thandwe , Thein Sein riecheggiava qualcosa, che le stesse vittime della violenza anti- musulmana altrove, hanno dichiarato, ovvero, che c'è una forza apparentemente invisibile che orchestra le prime fasi di questi attacchi.

Chi esattamente, non è chiaro. Il movimento popolare anti -islamico 969 è stato fatto risalire al ministro degli affari religiosi sotto la vecchia giunta, ma un più ampio sentimento 969 è vivo e vegeto nel governo  di oggi: anche Thein Sein, considerato comparativamente un moderato, ha pubblicamente chiesto la rimozione dei i Rohingya , e considera la dottrina 969, nonostante i suoi legami intrinseci con la violenza, come un " simbolo di pace "  La scorsa settimana, Shwe Mann, il potente speaker della Camera, ha dichiarato: "Apprezzo i tentativi del popolo Rakhine di proteggere la Birmania",. Ciò alimenta la sensazione che bengalesi stiano cercando di prendere possesso dello stato più occidentale del paese  e deve essere respinto .

 

Di conseguenza, non è un ipotesi peregrina suggerire  che il governo almeno potrebbe essere accomodante  nei confronti di qualunque forza stia mobilitando delle squadracce per incendiare i quartieri musulmani. Se questo fosse il caso, tuttavia perchè Thein Sein stesso farebbe accenno a questo? Anche in questo caso, non c'è una risposta chiara, ma molti osservatori sono rimasti sorpresi della divisione nel governo, e del fatto che persino alcuni parlamentari militari - nominati non hanno votato sempre in blocco.  Thein Sein sembra voler mandare avanti il paese, ma altri nel suo gabinetto evidentemente vogliono mantenere il controllo che avevano sotto il governo militare .

Alcune delle tattiche riscontrate nelle violenze anti- musulmane sono simili a quelle usate dalla giunta, con  le squadracce "esterne" che ricordano le milizie civili in borghese come  le Swan Arr Shi , che utilizzate in modo efficace dai generali per suscitare violenze e confondere le  alleanze durante le proteste pacifiche. Ciò che è emerso da numerose segnalazioni di inazione della polizia, e anche di istruzioni di non intervento fino a buona parte della seconda giornata di violenze a Meiktila, e l'immagine si intorbidisce ulteriormente.

Piuttosto che un caso e/o ciò che può essersi verificato è una sintesi tra due interessi principali - quelli di una élite politico-militare con collaboratori volenterosi del Sangha e nei partiti politici Rakhine , e quelli di una popolazione civile indottrinatoa a considerare i musulmani come cittadini di serie b o non cittadini.

 

Una cosa alimenta l'altra, e insieme lavorano in perfetta armonia: capi militari o politici in cerca di un pretesto per riaffermare il controllo di un paese in rapida evoluzione farebbero da sfondo ad atteggiamenti anti- musulmani nella società birmana usando la classica regola del divide et impera - la costruzione di una minaccia, del modo saltarci su.  Ciò  serve sia come un colpo di stato di relazione pubbliche, di fronte alle critiche interne circa lo stato della sicurezza in Birmania, e aiuta a dividere e indebolire la società - di nuovo una manna per i militari. Questa tattica ha sicuramente dei precedenti storici in Birmania, e può anche essere stata rinvigorita da un militare che oggi ha molto da perdere da una riforma democratica .

 

Francis Wade è un giornalista e analista freelance che vive in Tailandia - che copre la Birmania ed il Sud-Est asiatico.

 

Le opinioni espresse in questo articolo sono proprie dell'autore e non riflettono necessariamente la politica editoriale di Al Jazeera .

http://www.aljazeera.com/indepth/opinion/2013/10/are-invisible-forces-orchestrating-myanmar-anti-muslim-violence-201310864149233413.html

 

News