Obama rinnova le sanzioni mirate sulla Birmania e vieta alle imprese di fare affari con i militari e soggetti ad essi collegati
le norme riconoscono passi in avanti ma anche lo strapotere dei militari sulla vita economica e politica.
Martedì scorso, il Presidente americano Barack Obama ha rinnovato per almeno un altro anno, una serie di sanzioni mirate sugli investimenti in Birmania, riconoscendo l’esistenza di una emergenza nazionale. La decisione proibisce ad imprese e soggetti americani singoli di investire o di fare affari con i militari. In una dichiarazione della Casa Bianca, Obama ha sottolineato i notevoli progressi fatti dal governo birmano in alcune arre, ma ha anche affermato che il motivo della proroga delle sanzioni si riferisce al conflitto in corso e gli abusi sui diritti umani nelle aree delle minoranze etniche, in particolare nello Stato Arakan e al continuo ruolo dei militari nelle attività economiche e politiche della Birmania. “Il governo birmano ha fatto grandi progressi in una serie di aree fondamentali, compreso il rilascio di 1.100 prigionieri politici, i passi in avanti per il raggiungimento di un cessate il fuoco a livello nazionale, la legalizzazione dei sindacati, l’adozione di misure per il miglioramento degli standard del lavoro e una maggiore libertà di associazione e di espressione” ha scritto il 15 maggio, il Presidente al portavoce del Congresso e al Presidente del Senato“. La Birmania ha sottoscritto inoltre un Protocollo aggiuntivo all’Accordo di Salvaguardia con l’AIEA. Un passo avanti significativo a sostegno della non proliferazione di armi nucleari. Il Presidente ha sottolineato inoltre che:” nonostante i grandi passi in avanti che la Birmania ha compiuto nel suo impegno per le riforme, la situazione nel paese continua a presentare una minaccia straordinaria e inusuale alla sicurezza nazionale e alla politica estera degli Stati Uniti. Le aperture politiche rimangono minime e persistono preoccupazioni sul conflitto in corso e sugli abusi dei diritti umani nelle aree delle minoranze etniche, in particolare nello Stato Rakhine e sul continuo ruolo dell’esercito nelle attività politiche ed economiche del paese. Obama ha dichiarato che gli Stati Uniti continuano ad impegnarsi a sostegno degli sforzi di riforma per assicurare che la transizione verso la democrazia sia sostenuta e irreversibile”. “Nel rinnovare le sanzioni sugli investimenti, il presidente Obama riconosce la continuazione degli abusi e della corruzione da parte del governo birmano che minaccia il popolo birmano” ha dichiarato Rachel Wagley, direttore dell’ONG US Burma Campaign (USCB): “l’amministrazione americana sta mandando un messaggio forte, ovvero che la persecuzione delle minoranze etniche da parte del governo birmano e il rallentamento delle riforme e la messa a punto di nuove leggi repressive non sarà tollerata”. Gli Usa hanno preso in considerazione i presunti legami militari con la Corea del Nord e la continua presenza nell’arena politica, con la nomina del 25% dei seggi in entrambi i rami del parlamento. Con una maggioranza del 75% necessaria a cancellare o modificare qualsiasi articolo della Costituzione, i militari controllano effettivamente il potere di veto su qualsiasi emendamento alla costituzione e l’approvazione di qualsiasi legge. Gli USA hanno sostenuto la richiesta della leader del partito di opposizione Aung San Suu Kyi per la modifica della costituzione, attraverso la quale i militari non avrebbero più il dominio sul parlamento e sulla Costituzione. L’UE ha cancellato le sanzioni economiche, tranne l’embargo sulle armi. La Gran Bretagna lo scorso anno ha annunciato che avrebbe di aver offerto all’esercito programmi di addestramento per le forze armate, nonostante la protesta delle ONG inglesi tra cui Burma Campaign UK. Sino a quando la costituzione non verrà modificata, addestrare le forze armate al rispetto dei diritti umani avrebbe una efficacia come addestrare un pescecane a non mangiare pesci.” Ha dichiarato Mark Farmaner. Ma il governo inglese ha difeso le sue scelte di impegno con l’esercito: “l’esercito birmano rimane una forza politica centrale in Birmania e sarà un soggetto chiave nel processo di riforme politiche. Pertanto è importante impegnare i militari ed incoraggiarli a sostenere le riforme. Soltanto attraverso l’impegno con tutti gli attori, compreso i militari, che potremo avere una maggiore democrazia in Birmania” ha dichiarato il portavoce dell’Ambasciata della Gran Bretagna Nicola Righini.
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